LUCIO CIMAROLI

1888    -    1918

CUORE DI UN ITALIANO

di Marco Felici

Il 15 Agosto 1920 fu posta sulla facciata del palazzo del Principe Colonna la lapide in memoria dei caduti del primo conflitto mondiale. La cerimonia si svolse volutamente alcuni anni dopo il termine della guerra quando l’elenco degli scomparsi venne definitivamente redatto in modo che nessuno di quei ragazzi che non fece più ritorno a casa fosse dimenticato. Infatti la notizia della scomparsa di alcuni di loro giunse in paese successivamente la firma dell’armistizio come per Federico Petrilli e Giovanni Lucarini deceduti entrambi nel carcere militare di Mauthausen. Per quest’ultimo le circostanze che permisero ai suoi cari di conoscerne il triste destino furono assai particolari rimanendo vive nella memoria popolare per lungo tempo. Caterina, la moglie di Rocco Lucarini era solita recitare durante le nove notti che precedono il Santo Natale una serie ininterrotta di preghiere rivolte alla Madonna. Ma quel dicembre del 1919, oltre alla devozione verso la Madre di Cristo, segretamente in cuor suo sperava nella visita di qualche defunto a lei caro che recasse notizie su quel figlio partito per il fronte e mai più tornato. Solamente alle prime luci del decimo giorno dopo aver indugiato di proposito, ormai senza più forze, nella recita dell’ultima orazione giunse l’ombra di un suo lontano zio. Le notizie che portava non erano delle migliori, faceva sapere infatti alla povera madre che già da alcuni giorni giaceva in municipio una lettera che la interessava o meglio riguardava il destino del figlio Giovanni. Effettivamente il segretario comunale aveva ritirato una settimana prima dai Reali Carabinieri di Giuliano di Roma la missiva dello Stato Maggiore che comunicava l’avvenuta scomparsa del Fante Lucarini nel campo di concentramento austriaco, ma il buon impiegato aveva preferito regalare all’infelice Caterina un ultimo sereno Natale recapitandole l’atroce messaggio solamente al termine delle Festività.

15 agosto 1920  inaugurazione della lapide dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale. (Foto Pompeo Leo)

Anche successivamente alla posa della lapide quei ragazzi continuarono ad essere ricordati, le Autorità infatti fecero piantare, in Piazza Umberto I, 29 oleandri ponendo su ognuno di essi una targhetta con il nome del soldato scomparso. Ma solamente quarantacinque anni dopo, il 27 ottobre 1965 venne realizzato in maniera definitiva il Monumento ai Caduti. Il comitato esecutivo che lo realizzò, presieduto da Genesio Biasini, fece erigere un obelisco, fulcro del progetto dell’architetto Jacobucci, dove furono scolpiti i nomi dei Caduti di tutte le guerre. Ma nella sezione dedicata ai ragazzi della Grande Guerra il numero dei fanti rispetto all’ormai scolorita lapide in stile liberty dello scultore Cappelli risultò essere diverso! Infatti a quei valorosi era stato aggiunto un nome, un loro compaesano, anch’egli caduto in quel lontano conflitto, ma dimenticato da anni, non per inosservanza, ma per circostanze incredibili che gli avevano fatto indossare un’uniforme diversa da quella del Regio Esercito Italiano e lo avevano portato al termine dei suoi giorni lungo il fiume Marna, lontano, troppo lontano dai reticolati del Carso.

Lucio Cimaroli ritratto in una foto colorata a mano

Lucio Cimaroli, classe 1888, originario di Vallecorsa dopo essersi stabilito insieme alla sua famiglia a Villa Santo Stefano come molti suoi compaesani scelse di recarsi negli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. Il 14 Maggio 1912 a 24 anni a bordo della nave "Canada" salpata dal porto di Napoli il 30 aprile 1912 il giovane Lucio arrivò nella terra delle grandi opportunità, la sua meta era la Pennsylvania e le sue città ricche di industrie metallurgiche in grado di offrire lavoro alle laboriose genti di Ciociaria. Lucio, che voglia di lavorare ne aveva tanta, trovò subito impiego presso un immenso stabilimento per la produzione dell’acciaio ad Allegheny Mills, dove aveva raggiunto il fratello Alfredo. Ma allo scoppio della Prima Guerra Mondiale nonostante la politica degli Stati Uniti d’America nei confronti del conflitto, fortemente non interventista, molti degli emigranti che la popolavano furono costretti a prendere loro malgrado una difficile decisione. Tra i santostefanesi le scelte furono diverse, alcuni come Giovanbattista Palombo o Innocenzo Tambucci preferirono tornare in patria e arruolarsi nel Regio Esercito, altri viceversa scelsero liberamente di rimanere negli Stati Uniti e di non rispondere all’appello della Patria. Invece a differenza dei suoi compaesani Lucio volle accettare l’invito del paese che in quel triste momento gli stava offrendo lavoro e ospitalità. Infatti in previsione di un suo inevitabile coinvolgimento, che tra il 1917 e il 1918 costò la vita a 114.000 dei suoi soldati, gli Stati Uniti iniziarono a cercare volontari anche tra gli immigrati.

Lista dei passeggeri di Ellis Island e sotto, al rigo 28, il particolare di Lucio Cimaroli

I prescelti anche se di nazionalità diversa, se idonei, avrebbero avuto diritto alla cittadinanza americana che gli avrebbe permesso, inoltre, di migliorare la propria situazione lavorativa usufruendo di maggiori garanzie e un salario migliore a fine conflitto. La sola firma presso l’ufficio per il reclutamento della Pennsylvania però non era sufficiente per entrare nell’Esercito Americano, era necessario superare una prova fisica e dimostrare una sufficiente conoscenza della lingua inglese. Lucio, sebbene non più giovanissimo, riuscì brillantemente in entrambe le selezioni e poté così accedere al Development Battalion dove avrebbe perfezionato il suo inglese e studiato la storia degli Stati Uniti. Tuttavia dopo aver frequentato questa sezione militare preliminare soli pochi italiani ebbero accesso alle unità di fanteria, la maggior parte fu infatti assegnata a lavori sedentari come il cuoco, lo stalliere o il magazziniere. Cimaroli invece avendo dimostrato di poter comprendere ed eseguire un ordine rapidamente, soprattutto sul difficile campo di battaglia, fu promosso Fante e assegnato al 38° Reggimento della Terza Divisione. Dopo l’arruolamento, alla terza settimana, al di là del suo incarico la recluta otteneva automaticamente la nuova cittadinanza ma questo gli imponeva quasi sempre il cambio del proprio nome o meglio la sua "americanizzazione". Il caso più sorprendente fu quello, alcuni anni prima, del garibaldino trombettiere Giovanni Martini che arruolatosi nel Settimo Cavalleggeri del Generale Custer fu l’unico superstite del massacro di Little Big Horn con il nome di John Martin. Ma Lucio Cimaroli fedele alle sue origini preferì mantenere quel nome un po' fuoriposto tra tanti Smith e White rassegnandosi però all’idea che l’avrebbe dovuto ripetere chissà quante volte prima che i suoi superiori lo comprendessero.

Particolare della foto colorata a mano

A Camp Greene in North Carolina iniziò il suo vero addestramento militare, poi il 15 dicembre 1917 fu trasferito con i suoi commilitoni a Camp Merrit nello stato di New York da dove il 23 dicembre 1917 raggiunsero Portland nel Maine. Il giorno di Santo Stefano del 1917 un bastimento carico di soldati dell’Esercito di Spedizione Americano guidato dal Generale John " Black Jack" Pershing salpò da Halifax per raggiungere il 7 Gennaio 1918 Liverpool, Lucio Cimaroli era tra loro. Quattro giorni dopo il contingente americano da Portsmouth giunse finalmente in Francia nel porto di Le Havre. Fino al 17 Marzo 1918 il 38° Reggimento rimase come riserva nei pressi di Graffiny per poi muovere nell’aprile del 1918 verso il settore di Saint Michel. Invece il 30 aprile 1918 dalla cittadina di Bois de Gauffier il Reggimento di Cimaroli avanzò fino alla prima linea che era stata disposta lungo il fiume Aisne dove lo stesso giorno ebbe il battesimo del fuoco. Il 15 Luglio 1918 durante la cosiddetta seconda Battaglia della Marna, l’operazione militare alleata nata per contrastare la massiccia offensiva lanciata dall’esercito tedesco, Lucio Cimaroli rimarrà sul campo, ucciso in combattimento. Quel giorno il colonnello comandante del Reggimento, Ulysses Grant Mc Alexander, coniò il soprannome ancora oggi adottato dalla Terza Divisione di "Rock of the Marne" per indicare la granitica caparbietà dei suoi soldati. Testimone di quei cruenti combattimenti fu anche, Umberto Palombo, che militava nella stessa divisione di Lucio.

Umberto Palombo, ha combattuto nella stesa divisione di Lucio

Dopo l’offensiva sulla Marna conclusa il 6 Agosto 1918 rimase gravemente ferito e per premio fu inviato in convalescenza nel suo paese natale, Villa Santo Stefano. In paese circondato dall’affetto dei suoi familiari Umberto iniziò a migliorare lentamente ed insieme al fratello Giacomo si concedeva spesso brevi passeggiate tra i vicoli della sua infanzia. Un giorno percorrendo via San Pietro si imbattè nei prigionieri austriaci mentre ricevevano dai Reali Carabinieri il rancio. La fumante zuppa versata da un’enorme "callara" dentro le loro gavette veniva lasciata freddare dai reclusi sui davanzali delle finestrelle delle numerose cantine del vicolo e li consumata in piedi senza potersi servire di un tavolo. Alla vista di quel soldato e della sua uniforme sconosciuta molti di loro incuriositi interruppero il misero pasto accettando la sua cordiale stretta di mano. In quel periodo sereno lontano dagli orrori del fronte Umberto incontrò anche gli occhi celesti di Giulia Colini, la ragazza, per nulla intimorita dalla profonda cicatrice che deturpava la guancia destra del reduce, mostrò subito interesse per quel giovane che pochi giorni dopo invece le regalò solo un breve saluto e nessuna promessa, non erano quelli i tempi per farne, la prima linea in Francia lo stava attendendo.

la scheda militare di Lucio Cimaroli

Alcuni mesi dopo la partenza di Umberto in data 4 novembre 1918 diversi quotidiani statunitensi riportarono la lista completa dei caduti del combattimento del 15 Luglio cosi ’ come era stata annunciata ufficialmente dal Governo degli Stati Uniti , i scomparsi di quel giorno furono 231, dietro ognuno di quei nomi un sogno, un affetto, una famiglia che si spezzava, tra i Privates, i soldati semplici, il nostro santostefanese compariva sul Fresno Morning Republican come "…Ludo Cimaroli, Rome, Italy…" mentre per il Washington Post sarà riportato come " …Lucio Cimaroli, Vellecarso, prov. Rome, Italy…". Al termine del conflitto che vide impegnati nell’U.S. Army circa 37.000 italoamericani giunse a Giulia Colini l’inattesa proposta di matrimonio da parte di Umberto Palombo che tornato salvo in patria aveva avviato le pratiche affinché quella che sarebbe divenuta sua moglie potesse partire immediatamente per gli Stati Uniti come sposa di guerra. Invece Lucio Cimaroli non rivedrà più nessuno dei suoi cari, la moglie Salutina Trochero e la figlioletta Annita. Il 2 agosto 1918 il suo corpo verrà tumulato nel cimitero temporaneo di guerra approntato dalla 42° Divisione e dove dopo il consenso del Congresso nel 1921 venne autorizzato come permanente quello che diverrà il secondo sacrario americano più esteso in Europa.

Il cimitero americano di Oise-Aisne, Francia

La croce di Lucio

Il cimitero di Oise-Aisne si trova vicino la cittadina di Fere – En - Tardois nel nordest della Francia e accoglie 6019 soldati americani caduti nell’estate del 1918 combattendo tra il fiume Ourcq e il fiume Aisne, tra questi nella Sezione A, Fila 25, dietro una lapide in bianco marmo di Carrara riposa Lucio Cimaroli. il responsabile del Sacrario Monsieur Yves custodisce ognuna di quelle lapidi ma la numero 32 quella con quel nome particolare, cosi fortemente Italiano è tra quelle che ricorda di più.

 

agosto 2009 - agg. 2.9.2009

www.villasantostefano.com

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