Circolo Cacciatori Confederato CONFAVI
"Leo Giuseppe" Villa Santo Stefano (Fr)
 

  DOMENICO REATINI, CACCIATORE DOC

 

 

 

 

A Villa Santo Stefano, il cacciatore per eccellenza, ritenuto il campione dell’era moderna, è stato senza dubbio Domenico Reatini, comunemente conosciuto come "Memmo del Monticello" poiché, in gioventù, è vissuto sull’omonima collina. Memmo è stato un punto di riferimento per tanti cacciatori e non solo del paese: la sua fama, infatti, ha superato i confini locali. Il gestore dell’armeria di Ceccano, Eliseo Bevilacqua, veniva a caccia nel nostro territorio assieme ad altri cacciatori appunto per ammirare le sue imprese; portava le munizioni a Memmo che sparava alla selvaggina e infine si dividevano equamente il bottino. Insomma, era diventato suo malgrado per via di una certa riservatezza ed umiltà, un fenomeno d’attrazione, quantunque abbia sempre minimizzato circa il suo talento venatorio. "Quando andavamo a caccia – commenta un suo amico, Stefano De Filippi – Memmo sceglieva per noi i posti migliori e riservava per sé il punto peggiore. Ebbene, il risultato era emblematico: Memmo trovava selvaggina in abbondanza e noi, invece, poca roba, quasi da vergognarsi. Nella modestia si evidenzia la grandezza del cacciatore che per indole tende sempre ad amplificare le sue conquiste venatorie. E Memmo Reatini è proprio così: bravo e modesto".

In possesso di doti eccezionali, da tiratore infallibile, ha fatto scuola e tendenza per tutti. Con la sua tecnica balistica, accomunata ad una calma olimpica, faceva cose che gli altri potevano solo sognare. Vederlo tirare era uno spettacolo: riusciva a colpire selvaggina da estrema lontananza e con pochissimi secondi di mira. Si esercitava alla stregua dei grandi pistoleri cinematografici del Far West: spalle al poligono (ovviamente rimediato alla bene e meglio), con giravolte improvvise e colpi che segnavano al centro bottiglie o barattoli che fungevano da bersaglio. Per tutto ciò, era considerato il Tex Willer del paese. Non solo bravo col fucile, ma anche come arciere era uno specialista. Infatti, sapeva usare arco e balestra come un campione olimpico. Posizionava la freccia sull’arco ed arcuava l’arnese con maestria centrando il bersaglio al primo colpo. Nel territorio, inoltre, è stato tra i pochissimi a saper utilizzare la balestra: strumento difficile e velocissimo. La perfetta conoscenza del territorio assieme all’esperienza, sono fattori che fanno la differenza consentendo alchimie d’ingegneria venatoria come nel caso di una trappola realizzata dal padre Peppino e che Memmo ha elaborato: il cosiddetto traglione. "Un’ideazione inimmaginabile per difficoltà realizzativa, assai efficace – spiega ancora Stefano De Filippi – e che solo menti acute possono architettare!".

In conclusione, era doveroso rendere omaggio ad un personaggio esemplare, tra l’altro generoso e di gran cuore, che ha fatto la storia della caccia a Villa Santo Stefano.

Grazie Memmo!

 


www.villasantostefano.com

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